Introduzione
Nel mondo connesso di oggi, anche un dispositivo apparentemente innocuo come una telecamera di sicurezza può diventare uno strumento di intelligence. A partire dal 28 febbraio 2026, una campagna coordinata attribuita ad attori legati all’Iran ha preso di mira telecamere IP in Israele e in diversi paesi del Golfo Persico. L’episodio solleva domande importanti su quanto siano davvero sicuri i dispositivi che usiamo ogni giorno per proteggere edifici e infrastrutture.
Cosa è successo
Gli attacchi hanno colpito telecamere di sorveglianza di due marchi molto diffusi a livello globale, Hikvision e Dahua, sfruttando vulnerabilità note nei loro sistemi software. Si tratta di falle di sicurezza già documentate negli anni scorsi, alcune risalenti addirittura al 2017, per le quali esistevano già delle correzioni ufficiali. Nonostante ciò, molti dispositivi risultavano ancora non aggiornati e quindi esposti.
I paesi colpiti includono Israele, Qatar, Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Libano e Cipro. Gli attori responsabili avrebbero utilizzato infrastrutture VPN e server privati virtuali per condurre operazioni di ricognizione e scansione delle reti, cercando telecamere accessibili e vulnerabili.
Secondo le valutazioni delle agenzie di intelligence, l’obiettivo non era sabotare i dispositivi né chiedere un riscatto, ma raccogliere informazioni di carattere militare: capire la disposizione di forze, valutare i danni dopo attacchi cinetici e supportare operazioni sul campo. Un caso documentato durante il conflitto tra Israele e Iran del giugno 2025 mostra come una telecamera compromessa nei pressi dell’Istituto Weizmann in Israele fosse stata violata prima di un attacco missilistico, suggerendo un utilizzo diretto delle immagini a fini operativi.
Perché è importante
Questo episodio mostra che le telecamere di sorveglianza non sono obiettivi secondari o marginali. Se posizionate vicino a siti sensibili, possono fornire informazioni preziose a chi vuole condurre operazioni ostili. Il problema riguarda non solo governi e grandi infrastrutture, ma anche aziende private, università, ospedali e condomini che installano questi dispositivi senza aggiornarli regolarmente.
Cosa possono fare aziende e utenti
La prima cosa da fare è aggiornare il firmware delle telecamere IP all’ultima versione disponibile, poiché molte delle vulnerabilità sfruttate in questa campagna avevano già una correzione ufficiale disponibile da tempo. È inoltre consigliabile cambiare le credenziali predefinite dei dispositivi, isolare le telecamere su reti separate rispetto ai sistemi aziendali principali e affidarsi a professionisti per la configurazione iniziale. Chi non è sicuro dello stato dei propri dispositivi dovrebbe contattare il proprio fornitore o un esperto di sicurezza informatica.
Takeaway finali
- Le vulnerabilità non corrette rimangono un rischio reale anche anni dopo la loro scoperta: aggiornare i dispositivi non è optional.
- Le telecamere di sorveglianza possono essere usate come strumenti di raccolta di intelligence in contesti di conflitto, anche a distanza e senza che i proprietari se ne accorgano.
- La sicurezza fisica e quella digitale sono sempre più interconnesse: proteggere un edificio significa oggi proteggere anche i dispositivi connessi al suo interno.
Fonti:
https://securityaffairs.com/189069/cyber-warfare-2/iran-linked-hackers-target-ip-cameras-across-israel-and-gulf-states-for-military-intelligence.html
https://www.cybersecuritydive.com/news/iran-hackers-target-flaws-ip-cameras/813795/
https://www.theregister.com/2026/03/04/iranian_hacking_attempts_ip_cameras/
https://thehackernews.com/2026/03/iran-linked-muddywater-hackers-target.html
Fonte: Security Affairs