Titolo: L’intelligenza artificiale trova migliaia di vulnerabilità nel software che usiamo ogni giorno

Introduzione

La sicurezza informatica è una sfida quotidiana per aziende, sviluppatori e utenti comuni. Sempre più spesso, i difetti nel software vengono scoperti solo dopo che qualcuno li ha già sfruttati per scopi malevoli. OpenAI, l’azienda nota per aver sviluppato ChatGPT, ha annunciato il 6 marzo 2026 il lancio di un nuovo strumento basato sull’intelligenza artificiale pensato proprio per cambiare questo scenario.

Cosa è successo

OpenAI ha reso disponibile in anteprima di ricerca uno strumento chiamato Codex Security, un agente automatico capace di analizzare il codice sorgente dei programmi alla ricerca di vulnerabilità, cioè di difetti che potrebbero essere sfruttati da malintenzionati. Lo strumento è accessibile ai clienti dei piani ChatGPT Pro, Enterprise, Business ed Edu.

Prima del lancio ufficiale, durante una fase di test durata circa 30 giorni, Codex Security ha analizzato 1,2 milioni di aggiornamenti di codice provenienti da repository esterni. Il risultato è stato significativo: sono state individuate 792 vulnerabilità critiche e oltre 10.500 problemi ad alta gravità.

Non si è trattato di un attacco informatico né di una violazione di dati. Al contrario, Codex Security ha esaminato progetti software di uso comune e molto diffusi, tra cui OpenSSH, GnuTLS, PHP, Chromium e GOGS. In alcuni casi ha scoperto vulnerabilità cosiddette “zero-day”, ovvero difetti ancora sconosciuti ai produttori e quindi non ancora corretti. In totale, 14 di queste vulnerabilità hanno ricevuto un codice identificativo ufficiale, il cosiddetto CVE, che serve a catalogarle e gestirle a livello globale. Tra gli esempi citati, si segnala CVE-2025-32990, relativa a un difetto di memoria in GnuTLS, e CVE-2025-35430, legata a un problema di percorsi nei file in un altro software.

Perché è importante

I software citati sono utilizzati da milioni di persone e organizzazioni in tutto il mondo. Una vulnerabilità in OpenSSH, ad esempio, potrebbe esporre a rischi i server su cui girano siti web, applicazioni aziendali o infrastrutture critiche. Individuare questi difetti prima che vengano sfruttati da criminali informatici è esattamente l’obiettivo della cosiddetta “sicurezza proattiva”. Ciò che colpisce in questo caso è la velocità e la scala: un sistema automatico ha fatto in poche settimane un lavoro che richiederebbe anni a un team di analisti umani.

Cosa possono fare aziende e utenti

Chi sviluppa software dovrebbe verificare se i progetti che utilizza sono stati interessati da una delle vulnerabilità scoperte e applicare tempestivamente gli aggiornamenti rilasciati dai produttori. Gli utenti finali, pur non potendo intervenire direttamente sul codice, possono proteggere sé stessi mantenendo aggiornati i propri dispositivi e le applicazioni installate. Le aziende, in particolare, sono incoraggiate a valutare l’integrazione di strumenti di analisi automatica del codice nei propri processi di sviluppo.

Takeaway finali

– Un’intelligenza artificiale sviluppata da OpenAI ha identificato oltre 11.000 problemi di sicurezza in software molto diffusi, prima ancora che venissero sfruttati da attori malevoli.

– Quattordici vulnerabilità hanno ricevuto un identificativo ufficiale CVE, confermando la rilevanza concreta delle scoperte effettuate.

– Nessun dato utente è stato compromesso: si tratta di un’iniziativa di ricerca e sicurezza preventiva, non di un incidente informatico.

Fonti:
https://cybersecuritynews.com/openai-launches-codex-security/
https://www.axios.com/2026/03/06/openai-codex-security-ai-cyber
https://openai.com/index/codex-security-now-in-research-preview/

Fonte: The Hacker News